Per appuntamento

Donald Trump come caso psichiatrico?

Un interessante scambio di opinioni circa la salute mentale dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America sembra essere passato sotto un insolito silenzio.

Tutto nasce dall’editoriale pubblicato da Charles M. Blow  il 9 febbraio 2017 sul New York Times ripreso e commentato da alcuni psicologi, psichiatri e psicoanalisti americani. Blow conclude la sua analisi su come Trump stava trattando i giudici scrivendo che il Presidente americano vuole essere più che un presidente un imperatore, annullando i rivali come un tiranno.

Questo articolo ha sollecitato la presa di posizione di 35 tra psichiatri e psicologi e social workers statunitensi, centrata sul concetto che lo stato di salute mentale di Donald Trump lo rende inadatto a svolgere il ruolo di presidente.    

Il primo firmatario di questa lettera pubblicata dal New York Times e Lance Dodes un noto psichiatra e psicoanalista americano. Dodes e i colleghi che hanno firmato questa lettera si dicono preoccupati dalla tendenza di Trump di “macinare l’opposizione calpestandola”, notando che i comportamenti messi in atto dal Presidente dimostrano l’incapacità di tollerare visioni differenti dalle proprie e la mancanza di empatia.

In Trump, tali caratteristiche tendono a essere potenziate dal mito personale della grandezza, portando ad attaccare con violenza i “nemici” (giornalisti, scienziati, giudici) e distorcere la realtà.

Pur richiamando giustamente l’American Psychiatric Association’s 1973 Goldwater Rule che impone agli psichiatri di astenersi dal valutare persone che non sono state diagnosticate di persona dallo psichiatra stesso, i firmatari concludono che non è più il tempo di mantenere il silenzio sulle condizioni mentali del Presidente degli USA. La conclusione è racchiusa nella frase finale del messaggio che suona: la grave instabilità emotiva che ha manifestato il Presidente con parole ed azioni lo rende incapace di servire il Paese e di governare.

A questa presa di posizione ha fatto riscontro Allen Frances con un suo intervento sempre pubblicato dal New York Times. Frances è un altro esponente in vista della psichiatria americana, professore emerito di Psychiatry and Behavioral Sciences presso la Duke University Medical College.  Frances critica le speculazioni sulla salute mentale del Presidente americano e l’aver infranto la regola etica che vieta di valutare figure pubbliche a distanza. Ma va oltre, denunciando che diversi, improvvisati, valutatori hanno visto in Trump i segni del disturbo narcisistico di personalità. Frances dice che, dato che egli stesso ha scritto i criteri che indicano la presenza di tale disturbo per il manuale psichiatrico, non è corretto affermare che Trump sia mentalmente malato: al massimo, egli scrive, Trump può essere definito “un classico narcisista”. E’ un insulto alle persone davvero mentalmente malate – scrive Frances – accostarle a Trump che, piuttosto che essere etichettato in termini psichiatrici, dovrebbe essere denunciato per la sua ignoranza, incompetenza, impulsività e ricerca di potere dittatoriale, concludendo che l’antidoto a Trump debba essere politico e non psicologico.

psicologia Trump

Sarebbe troppo complesso entrare nel merito di questa contrapposizione, ma ciò che sfugge è il tema della patologia della leadership, sia o no essa descrivibile in termini “psichiatrici”.

Io stesso mi sono occupato della psicopatologia manageriale fin dagli anni Novanta scrivendo diversi libri.

Mi sembra di poter affermare che anche in Italia abbiamo visto (e vediamo) un’ampia gamma di “giullari ed impostori”, oltre che di pseudo-leader: soggetti che definisco “miracolati” dal potere politico e clientelare, o spinti dalle organizzazioni criminali, o più semplicemente lasciati a gestire posizioni di potere perché… “portano i risultati…” – come a dire, il fine giustifica i mezzi, le azioni, il modo di comportarsi, e ogni altra manifestazione anomala ed amorale.

Quando si fa notare che tali pseudo-manager deteriorano il clima organizzativo, demotivano le persone, bloccano deleghe ed autonomie, impoveriscono la cultura d’impresa – in una parola, distruggono tutto ciò che non è direttamente legato al risultato di business, cioè un numero in fondo a destra del tabulato di consuntivazione – la risposta è, ancora, troppo spesso, che vanno bene così, “soddisfano gli stakeholder”, fanno distribuire ricche cedole agli azionisti…

Forse Donald Trump – e molti altri come lui che sono oggi in giro per il mondo, e che siedono nei parlamenti e nelle poltrone direzionali delle aziende – non è “malato” nel senso di un matto-di-strada, ma abbiamo già da tempo imparato a conoscere la lucida follia delle persone “apparentemente normali”, la criminalità dei colletti bianchi, la silente psicopatologia del dirigente ben vestito ed educato, magari intrisa di “familismo amorale”.

Non vi è necessità di essere diagnosticati in termini psichiatrici per risultare inadatto per gestire le responsabilità e il potere!

Trump leadeship malata