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Comunicare, comunicare, comunicare!

L’Italia non è il paese della buona comunicazione. E ancora una volta lo ha dimostrato.

O meglio: non è il paese della buona comunicazione formale, istituzionale, organizzata, finalizzata, messa in campo con tempestività e con linguaggio comprensibile.

In Italia, vi è tanta comunicazione informale, vi è dialogo, dibattito, confronto, discussione, gossip e sentito dire... Ma quando si ha necessità di conoscere, capire e avere consapevolezza – perché poi questo è il fine della comunicazione ai cittadini – per potersi dirigere nella giusta direzione, cosa che significa, nella pratica, comportarsi come si deve, in modo vantaggioso per tutti, allora l’impalcatura decade e cade.

Sappiamo, o dovremmo sapere, che la comunicazione è ossigeno nella coppia, che troppo spesso sopravvive a se stessa senza scambiare più nulla se non il tran tran quotidiano. E’ ossigeno nella vita familiare, dove non vale il “Ma ci vediamo tutti i giorni, a che serve parlare…”, perché si cena insieme ma, in realtà, ognuno da solo, in silenzio, guardando TV e smartphone. E’ ossigeno nel mondo del lavoro, dove troppo spesso le direzioni aziendali lasciano correre i rumors, le voci di corridoio, invece di prendere l’iniziativa di informare e coinvolgere il cosiddetto capitale umano. E’ fondamentale nella vita dello Stato in quanto cittadinanza attiva – a meno che non si vogliano avere dei sudditi invece di persone.

La comunicazione è un veicolo, importante, non solo di idee e concetti, ma anche di emozioni e sentimenti. Lo sanno i medici e gli psicologi, per i quali gran parte della cura passa attraverso la relazione interpersonale (vedi il bel libro Le parole della cura, di Umberto Curi: https://www.castiellodantonio.it/le-parole-della-cura). Lo dovrebbero sapere i politici, mentre sembra che i nostri governi si differenzino in 2 categorie: quelli che fanno, e spesso fanno bene, ma non lo dicono, e così quasi nessuno se ne accorge. E quelli che non fanno, ma dichiarano di averlo fatto strillando, e il popolo – non i cittadini – disabituato a capire, riflettere e analizzare, ci crede e li sostiene.

La propaganda è un’antica arma utilizzata da sempre, non ne abbiamo bisogno! E non ci meritiamo nemmeno il burocratese o il silenzio tombale rotto soltanto ogni tanto da qualche apparizione spot di soggetti non sempre preparati e tra loro disallineati.

Consultando il GHS - Globale Health Security Index della John Hopkins University (ottobre 2019) sul fattore “comunicazione del rischio alla popolazione” l’Italia è posizionata al di sotto della media internazionale https://www.ghsindex.org/.

In questa emergenza – perché è soprattutto nelle emergenze che la comunicazione deve funzionare! - sono emersi tutti i limiti della comunicazione istituzionale: contraddizioni, incertezze, polifonie, confusioni, e soprattutto informazioni non chiare sul rischio di contagio (a parte “state a casa!”, che non è molto).

A domande concrete non c’è stata risposta: le mascherine vanno usate anche camminando per strada da soli e isolati? Se sì, significa che il virus si muove libero nell’aria; se no, allora perché vediamo tanti camminare con le mascherine? Si possono avere rapporti sessuali completi tra partner stabili? Se sì, è comunque opportuno usare il preservativo, oppure se invece è sconsigliabile, o addirittura da non fare, ci dicano il perché – come si trasmette il virus? Due esempi diversi tra loro, ma non dare risposte concrete a fatti specifici, che però coinvolgono tutti, alimenta la confusione, la paura, il non sapere come comportarsi: “stare a casa” è un po’ poco, visto che, comunque, si deve uscire ogni tanto almeno per approvvigionarsi.

Gli stessi difetti nella comunicazione si vivono nelle piccole cose, e anche prima del corona virus. Ad esempio: nelle grandi città si verificano spesso incidenti che causano la chiusura di tratti di strada. Ma nessun cartello, nessun essere umano in uniforme avverte per tempo: così che centinaia di veicoli proseguono, si incolonnano, rimangono ore in fila per arrivare fino al punto in cui la strada è chiusa, e da lì tornare indietro, oppure prendere altre strade, ammesso che sia possibile. Nessuna “prevenzione” del disagio!

Negligenza, ignoranza, incapacità, Stupidità al Potere, totale e insana indifferenza per il “Bene Pubblico” che comporta l’assenza di azioni preventive, in un contesto sociale dove la mancanza di acculturazione dei cittadini è drammatica (sulla stupidità organizzativa vedi il libro Il paradosso della stupidità https://www.castiellodantonio.it/il-paradosso-della-stupidit%C3%A0). Drammatica anche perché non si utilizzano i mezzi di comunicazione di massa, tradizionali e digitali, per sviluppare scienza & coscienza nelle persone. Perciò, poi, vediamo gente irresponsabile che mette a rischio tutti, anche in questa situazione di oggi – vedi il mio articolo Il pericolo non è solo il Covid-19 ma anche l’incoscienza e la stupidità:

https://www.castiellodantonio.it/il-pericolo-non-%C3%A8-solo-il-covid-19%E2%80%A6ma-anche-l%E2%80%99incoscienza-o-la-stupidit%C3%A0.

Nella gestione del potere, nella gestione governativa della Res Publica, i personalismi, i populismi, l’assoluta mancanza di leadership autentica comporta la non pianificazione e il non organizzare con procedure comprensibili ed applicabili le risposte ad eventi complessi. Lì dove dovrebbero esistere standard lineari e preventivamente conosciuti ed organizzati si manifesta l’improvvisazione e l’arrangiarsi all’ultimo momento (come stanno facendo alcune Regioni italiane).

Il Covid-19 è solo l’ultima emergenza, in ordine di tempo, che stiamo vivendo: ci siamo dimenticati dei periodici terremoti, delle ancor più periodiche e disastrose alluvioni? Torneranno, e ancora una volta troveranno gli apparati centrali e periferici impreparati alla risposta.

Abbiamo riabilitato gli scienziati e le competenze e così finalmente capito in che genere di mondo stiamo vivendo – pur dopo una certa incertezza dovuta a fake news, balle e notizie verosimili ma false, generosamente elargite da molti. Era necessaria questa emergenza per “riabilitare” chi sa, chi conosce, chi sa-cosa-fare, e lo sa fare?

In ogni campo, non solo nella psichiatria e nella psicologia, le parole salvano le persone! (vedi il libro Le parole che ci salvano, di Eugenio Borgna https://www.castiellodantonio.it/le-parole-che-ci-salvano).

Se vogliamo nutrire una ragionevole e ragionata speranza di un futuro migliore, allora dobbiamo iniziare a costruircelo adesso, con le nostre mani, anche combattendo contro coloro che vogliono sabotare il miglioramento. Sperare è una cosa seria e va saputo fare (vedi il libro di Martin Seligman, Il circuito della speranza https://www.aidp.it/hronline/2019/10/17/il-circuito-della-speranza.php).

Per concludere, in questi tempi di casa & letture, ancora un’indicazione: sulla sana trasparenza e veridicità nella gestione di persone e organizzazioni, consiglio di dare un’occhiata al libro Authentic Leadership https://www.castiellodantonio.it/leadership-autentica-libro).

 

Andrea Castiello d’Antonio