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Smart Working, digitale e New Normal

Twitter employees can work from home forever if they want! - Chi lavora in Twitter potrà lavorare da casa in Smart Working, per sempre se lo vuole!

Più o meno con queste parole, Jack Dorsey – geniale imprenditore, guru informatico, e filantropo statunitense (ad aprile 2020 ha donato un miliardo di dollari per la ricerca sul Covid-19) noto soprattutto per essere il co-creatore e attuale CEO di Twitter) – ha avvisato le migliaia di professionisti che lavorano nell’azienda che potranno proseguire lo smart working, in vigore da metà marzo, per tutto il tempo che vogliono. Probabilmente a settembre gli uffici riapriranno, ma chi vuole potrà continuare a lavorare online.

Twitter era già pronta a compiere il salto dal lavoro di ufficio al lavoro agile, o come lo si voglia chiamare: decentralizzazione e supporto al personale collocato al di fuori dei locali aziendali, virtualmente in ogni parte del mondo, erano già pronte a scattare e comunque in buona parte praticate.

Qualcuno ha scritto simpaticamente che lo Smart Worker è come il diamante: è per sempre! Speriamo, perché una buona dose di vera e costruttiva flessibilità nel lavoro è proprio l’ideale per rendere la vita aziendale meno disastrosamente alienante o affaticante per tante persone.

Smart Working: e in Italia?

La mia personale impressione è che la maggior parte delle persone è più che felice di lavorare online, soprattutto coloro che risiedono nelle grandi e caotiche metropoli. Ma ci sono alcuni distinguo che, in sintesi, sono i 10 seguenti:

(1) chi lavorava già molto e bene sta lavorando ancora di più e con maggior cura ed impegno;

(2) chi faceva poco e male non sta proprio facendo più nulla;

(3) chi era abituato a lavorare per obiettivi (MBO) non ci trova nulla di strano;

(4) chi era abituato a chiedere al capo cosa fare, è un po’ disorientato;

(5) le persone introverse si trovano perfettamente a loro agio;

(6) agli estroversi manca la socialità, il rapporto umano, la mensa, il caffè con i colleghi;

(7) i manager illuminati vanno bene così e sono soddisfatti del proprio personale, anche perché lo avevano già motivato;

(8) i manager burocratici non vedono l’ora di riavere tutti sotto il loro, personale, controllo;

(9) gli pseudo-manager demotivati e occupati a fare i loro affari non si curano affatto della situazione;

(10) per tutti: chi ama il mestiere che svolge è felice di potersene occupare di più e meglio, senza perder tempo in inutili spostamenti.

 

Ma attenzione: soprattutto per questa ultima – spero molto ampia – categoria di persone è in agguato il “Workaholism”, la dipendenza da lavoro. Ho già sentito di persone che alle 22 sono ancora davanti al pc, hanno dimenticato di cenare e vogliono comunque “chiudere” ciò che stanno facendo. E di altri che “per avvantaggiarsi” lavorano costantemente tutto il sabato e buona parte della domenica, sempre.

Lavorare – e vivere! – in casa, invece di andare in ufficio o presso clienti, fornitori, enti, istituzioni, società, eccetera, è una grande opportunità, ma mette alla prova le relazioni personali, di coppia, o familiari, e i conflitti possono accendersi con maggiore facilità. Sui conflitti interpersonali consiglio di leggere il libro che ho da poco pubblicato con Luciana d’Ambrosio Marri Conflitti. Come leggere e gestire i contrasti per vivere bene (Firenze: Giunti Psychometrics, 2019),

Mentre per gestire team virtuale non c’è nulla di meglio che consultare il testo di Jo Owen sulla gestione dei team internazionali .

Tornando al lavoro flessibile, tante, molte attività possono essere svolte al di fuori degli uffici e dei corridoi aziendali (naturalmente non tutte e non soprattutto quelle in cui la manifattura è fortemente presente). E quando si sarà raggiunta una migliore “vista” su questo Nuovo Mondo ci sarà la reale possibilità di recuperare il mitico “tempo libero” per dedicarlo a se stessi, agli affetti, alla vita al di fuori del lavoro.

Il cambiamento, il “New Normal” incide sul lavoro che parte dal terziario e va oltre, sulla “mentedopera”, sulle attività svolte per mezzo di device informatici, su quelle attività in cui vediamo la persona girare con il suo portatile e con il suo cellulare e fermarsi ovunque vuole per… lavorare. Essere connessi è l’unico requisito.

Altro aspetto interessante di questo esperimento sociale riguarda non solo l’Engagement – vedi il mio articolo “Lavorare con entusiasmo. Engagement e benessere organizzativo” (Psicologia Contemporanea, 256, 36-42, 2016) che non è affatto detto che diminuisca con il lavoro online, ma anche la collaborazione che assume di certo nuove forme, ma non scompare affatto, anzi.

Il cambiamento è qui. Almeno per una volta, non si tratta di parlare del cambiamento che verrà: ci siamo già.

Comunque si è fatta un po’ di confusione tra Smart Working, Flexible Working, lavoro Agile, e Telelavoro: sarà il caso di fare chiarezza…

 

Andrea Castiello d’Antonio