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SEXUAL HARASSMENT, THE ABUSE OF POWER AND THE CRISIS OF LEADERSHIP

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Titolo: 

SEXUAL HARASSMENT, THE ABUSE OF POWER AND THE CRISIS OF LEADERSHIP

Autori: 
James K. Beggan
Casa editrice: 
Edward Elgar, 2019, Pp. 198, £ 75.00 (Hardback)

L’autore ha scritto questo libro sulla base del suo interesse per un duplice campo (peraltro già testimoniato da una precedente pubblicazione uscita nel 2018) e cioè la leadership e la sessualità. Con lo sviluppo degli eventi recenti – in specie i movimenti #MeToo e Time’s Up – Beggan ha ora attualizzato le sue riflessioni e le ha arricchite di un nuovo “capitolo”, per così dire, ben indicato nel sottotitolo del testo: “Superstar” Harassers and How to Stop Them.

Lo scopo del volume è complesso per i riferimenti teorici che sono presi come schema di base e che spaziano dalla prospettiva interazionista alla teoria dell’utilità, dalla teoria evoluzionista a quella degli schemi di risposta sessuale. Tutto ciò consente all’autore di proporre un proprio approccio al fine di descrivere le modalità con cui gli uomini approcciano le donne per fini sessuali, tenendo presente che ci si occupa solo dello schema classico: l’uomo che prende l’iniziativa, e la donna come “target” (come è definita da Beggan).

La teoria dell’utilità fonda le sue basi negli studi economici e dell’azione razionale puntando soprattutto a capire come le persone affrontano situazioni di rischio, sottolineando che il valore di un’azione posta in essere è direttamente collegato all’aspettativa di payoff, quindi di riuscita e di gratificazione. Gli altri modelli che costituiscono lo schema di fondo delle riflessioni dell’autore fanno riferimento, in sintesi, all’idea che la realtà sia una costruzione sociale e culturale, e alle aspettative che le persone nutrono nel momento in cui agiscono in situazioni a sfondo sessuale.

Differenziando i diversi concetti – sexual harassmentsexual misconduct e sexual assault – anche per mezzo di esempi relativi a persone molto famose della politica, del business e dello spettacolo, Beggan critica l’idea che il sexual harassment sia legato alla dimensione del potere (visto, cioè, come atto di potere del maschio sulla femmina e, in generale, del potere maschile esercitato nella società nel suo insieme a scapito delle donne), orientandosi verso l’idea che gli uomini utilizzino la sessualità al fine del controllo sulle donne ed anche al fine “evolutivo”: attrarre le donne per creare opportunità di incontro sessuale non con l’idea di sottometterle o approfittarne, bensì con l’idea di farne un oggetto di attrazione sessuale. Pertanto, il sexual harassment dovrebbe – secondo l’autore – rispecchiare una pressione evolutiva che si è stratificata nel corso dei secoli, sulla base di considerazioni biologiche e di sopravvivenza della specie.
 

Sexual Harassment, un concetto poco chiaro

Il concetto di sexual harassment, secondo l’autore, è divenuto eccessivamente ampio e ciò può solo confondere le idee e confondere l’analisi delle diverse situazioni che accadono, in specie, nel mondo del lavoro e nelle relazioni leader-follower. Inoltre, il rischio è quello di restringere o annullare ogni manifestazione sentimentale, di romantico affetto, di interesse tra i sessi, uccidendo così un’area importante di libera espressione individuale. In sostanza, la situazione prende la forma di un attacco alla dimensione sessuale in se stessa, come se lo scopo fosse quello di eliminare non il sexual harassment bensì ogni espressione a sfondo sessuale nel mondo del lavoro, anche sulla base della confusione tra la provocazione o la coercizione alla sessualità, e la discriminazione sessuale.

Un aspetto di certo interessante della ricerca dell’autore è la considerazione della scarsissima efficacia dei corsi di formazione finalizzati a prevenire il sexual harassment nel contesto Nordamericano il cui costo è stato stimato alcuni anni fa in ben dieci miliardi di dollari per anno. Inoltre, si tratta di corsi la cui valutazione di efficacia non viene mai effettuata e ciò fa sorgere il sospetto che tali azioni formative siano poste in essere più per difesa a priori dell’azienda che li commissiona che per contenere realmente il problema. Si tratterebbe, quindi, di un buon esempio di formazione inefficace, strumentale e distorta (vedi A. Castiello d’Antonio, Come, quando e perché la formazione non funziona. Cause e rimedi per una formazione utile e sostenibile. Franco Angeli, Milano, 2014).

James Beggan ha una formazione in sociologia e lavora presso la University of Louisville (USA). La tesi che propugna appare parecchio discutibile, anche (ad esempio) riguardo all’idea che l’uomo che compie tali azioni abbia in mente che la donna possa essere gratificata dalle sue attenzioni, mentre quest’ultima le vive in modo del tutto diverso. L’approccio della Evolutionary Psychology sposato dall’autore lo conduce a considerare che gli aspetti interconnessi della leadership e della sessualità nel mondo organizzato siano semplicemente visti e vissuti con modalità diverse da uomini e donne: “la tendenza delle donne a sottostimare l’interesse sessuale maschile verso di loro può causare il fatto che le donne entrano in situazioni che pongono loro stesse a rischio di advances sessuali” (p. 21).

 

Andrea Castiello d’Antonio