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Psicoanalisi: Karl Abraham

Karl AbrahamKarl Abraham, la sua vita e le sue opere, fu il tema che ho trattato nella mia tesi universitaria, quando ho conseguito la laurea in psicologia nel 1977 . Una tesi di 400 pagine divenuta pochi anni dopo il mio primo libro (nota 1).

Ho iniziato a studiare la vita e l'opera di Abraham negli anni Settanta, quando i suoi articoli scientifici furono tradotti dal tedesco in italiano e quando sua figlia Hilda pubblicò la sua biografia su suo padre (Abraham H. C., “An Unfinished Biography”. The International Review of Psychoanalysis, 1, 17-72, 1974).

Da allora ad oggi è stata pubblicata una nuova edizione della corrispondenza Abraham-Freud a cura di Ernst Falzeder (The Complete Correspondence of Sigmund Freud and Karl Abraham 1907-1925. Complete Edition. Karnac, London 2002) e due biografie: Isabel Sanfeliu Santa Olalla, Karl Abraham. The Birth of Object Relations Theory (London, Karnac, 2014; ed. Originale: Karl Abraham o el descubrimiento de la melancolia. Madrid: Biblioteca Nueva, 2002) e Anna Bentinck van Schoonheten, Karl Abraham. Life and Work. A Biography (London, Karnac, 2016; (ed. originale: Karl Abraham: Freud rots in de branding. Antwerp, Garant, 2013).

Ho recensito entrambi queste biografie appena furono pubblicate in lingua inglese (note 2 e 3).

Quando Karl Abraham morì il 25 dicembre 1925, aveva solo 48 anni. In quel giorno il Movimento psicoanalitico internazionale perse una delle sue persone più importanti: il presidente dell'Internationalale Vereinigung Psychoanalitische e della Berliner Psychoanalytische Vereinigung, uno dei suoi più preziosi analisti della formazione (tra i suoi allievi vi erano Edward e James Glover, Karen Horney, Melanie Klein, Carl Müller-Braunschweig, Sándor Rado, Theodor Reik ed Ernst Simmel), un membro del cosiddetto Comitato Segreto, un appassionato esploratore delle prime fasi dello sviluppo psicosessuale e della formazione del carattere, un acuto clinico e un eccellente teorico, che ha saputo affrontare – tra i primi – il trattamento psicologico delle gravi psicopatologie depressive.

Per molto tempo Abraham è stato un autore poco conosciuto e poco citato al di là dei suoi due contributi più importanti sulla formazione del carattere e sulle prime fasi di sviluppo libidico; quasi del tutto ignorati i suoi contributi di psicoanalisi applicata al di fuori della clinica – il saggio sul pittore Giovanni Segantini, ad esempio, è eccellente – e spesso ricordato come analista della Klein e quindi come precursore di alcuni sviluppi specifici del pensiero psicoanalitico, in particolare la teoria delle relazioni oggettuali.

I contributi più importanti di Karl Abraham sono collocati tra il 1916 e il 1924, soprattutto se si considera il suo lavoro come un ponte per numerose strade evolutive imboccate dalla clinica analitica: è dunque trascorso un secolo ma, nonostante questo, lo studio delle sue opere ed anche degli scritti “minori” (molti dei quali non sono state tradotti in italiano) può ancora oggi sorprendere.

D’altro canto, Abraham, unico tra i primi analisti, ebbe l’opportunità di svolgere la sua attività presso la famosa clinica psichiatrica di Zurigo, il Burghölzli, ambiente nel quale lavorava Carl Gustav Jung; ciò gli ha consentito di sviluppare contributi decisivi sulla psicodinamica degli stati di profonda depressione maniacale, inquadrando anche quella che allora era chiamata demenza praecox in una luce diversa e originale.

L’ampia varietà di argomenti trattati da Abraham, il suo stile sintetico ed essenziale, l’aggancio sempre molto forte con l’esperienza clinica, e il range di collegamenti non sempre facilmente identificabili tra il suo pensiero e quello di altri suoi contemporanei, sono tutti temi ancora oggi degni di studio e di riflessione.

Tra la fine degli Anni Settanta e l’inizio degli Anni Ottanta, studiando le opere complete di Freud (che erano in pubblicazione da Boringhieri) e i carteggi freudiani allora disponibili, mi ero riproposto di proseguire l’indagine storica passando a studiare la vita e l’opera di Sándor Ferenczi e, successivamente, degli altri primi analisti (in sostanza, i componenti del Comitato), ma i sempre più pressanti impegni professionali hanno reso impossibile un percorso di approfondimento così strutturato.

Circa il collegamento tra Abraham e Ferenczi alla fine pubblicai solo un articolo nella rivista di psicologia allora diretta da Aldo Carotenuto (nota 4), rivista in cui pubblicai anche uno studio su un aspetto peculiare del lavoro di Abraham (nota 5)

 

NOTE:

(1). Castiello d’Antonio A., Karl Abraham e la psicoanalisi clinica. Bulzoni, Roma, 1981.

(2). Castiello d’Antonio A. (2015), Recensione di: Isabel Sanfeliu, Karl Abraham. The Birth of Object Relations Theory. Prefazione all'edizione inglese di Nicolás Caparrós. Prefazione di Luis Fernando Crespo. Trad. di Kate Walters. London, Karnac, 2014, pp. XXII+346 (ediz. orig.: Karl Abraham o el descubrimiento de la melancolia. Madrid: Biblioteca Nueva, 2002). Psicoterapia e Scienze Umane, 2, Volume XLIX, pp. 323-325.

(3). Castiello d’Antonio A. (2016), Recensione di: Anna Bentinck van Schoonheten, Karl Abraham. Life and Work. A Biography. Trad. dall'olandese di Liz Waters. London: Karnac, 2016, pp. XXIII+432 (ediz. orig.: Karl Abraham: Freud rots in de branding. Anversa: Garant, 2013). Psicoterapia e Scienze Umane 4, Volume L, pp. 787-788.

(4). Castiello d’Antonio A. (1983), “Note storiche sull’attività scientifica e organizzativa di Karl Abraham e Sándor Ferenczi”. Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 14, Volume VII, pp. 71-87.

https://www.castiellodantonio.it/note-storiche-sullattivit%C3%A0-scientifica-e-organizzativa-di-karl-abraham-e-s%C3%A0ndor-ferenczi

(5) Castiello d'Antonio A. (1983), Karl Abraham e l'interesse per lo studio del bambino. Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 13, Volume VII, pp. 102-133.

https://www.castiellodantonio.it/karl-abraham-e-linteresse-lo-studio-del-bambino

 

Andrea Castiello d’Antonio