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Carl Gustav Jung, Gli aforismi. Vis-à-vis con l'ombra
A distanza di circa quattro anni dalla pubblicazione di Sigmund Freud. Gli aforismi. Tutti i concetti fondamentali (Bollati Boringhieri, Torino, 2021) lo storico della psicoanalisi Francesco Marchioro torna sul tema degli aforismi questa volta declinati in ambito junghiano.
Anche questo volume ha richiesto un congruo tempo per essere completato (era inizialmente previsto per essere pubblicato in due tomi separati) ed esce con il sottotitolo Introduzione e cura di Francesco Marchioro, lasciando come nome autore quello di Jung (e, nel volume precedente sopra citato, quello di Freud).
Avendo già affrontato l’opera omnia di Sigmund Freud, Marchioro si è così confrontato con un’altra gigantesca opera, andando alla ricerca minuziosa, pagina per pagina, a reperire lemmi e concetti chiave nel sapere poliedrico, nella prosa affascinante ma talvolta oscura, nella complessità e allo stesso tempo nell’apertura teorica e concettuale del viaggio percorso da Jung (ma non dimentichiamo che Marchioro si è approfonditamente occupato anche di Otto Rank).
Si nota così l’attualità del pensiero di Jung e anche l’attualità delle sue indagini e ricerche in ambito antropologico, mentre una delle tante aree di interesse del libro è sicuramente quella in cui sono confrontati i due setting delle due diverse impostazioni teorico-metodologiche: la psicoanalisi e la psicologia analitica. Ma, direi che l’intera, densa Introduzione con cui Marchioro apre le centinaia di pagine del testo rappresenta, di per sé, un piccolo capolavoro su questo “sapere psicologico, inquieto, aperto e mobile, tessuto secondo un complesso intreccio di pratiche e osservazioni psichiatriche, analitiche e di conoscenze scientifiche, esoteriche, filosofiche, umanistiche, pedagogiche, antropologiche, le più ampie e varie” (p. 11).
Riprendendo il confronto tra le due impostazioni, quella freudiana e quella che diventerà caratteristica della psicologia analitica junghiana, Marchioro accompagna il lettore negli studi professionali dei due capostipiti – Bergasse 19, a Vienna, e Seestrasse 228, a Kűsnacht (Zurigo) – sottolineando il cambiamento che ciò comporta nella relazione tra analista e paziente.
Si prosegue evidenziando come Jung fu il primo a esplicitare la necessità che ogni analista sia preventivamente analizzato (il tema della analisi didattica) e quanto sia riduttivo, come talvolta si fa ancora oggi, definire Jung allievo o seguace di Freud, oppure post-freudiano se non addirittura eretico…
I concetti di individuazione e di autorealizzazione come fari del percorso psicoterapeutico saranno successivamente ripresi e (forse) ampliati da altri psicologi e da altre scuole di pensiero, nel quadro di una gran varietà di anticipazioni che, scorrendo queste pagine, si individuano talvolta con sorpresa. Ma qui sta il grande valore della conoscenza della storia della psicoanalisi e, in generale, della storia delle idee. Una conoscenza che ci permette di non ripetere, di non illudersi di aver scoperto cose che sono, invece, già note da decenni: dibattute da altri prima di noi, sistematizzate da altri ancora e, oggi, presenti come ruscelli nel grande flusso della ricerca psicologica.
Jung: indagatore della personalità nel suo complesso – “Jung colloca le prime esperienze dalle quali imparò che gli esseri umani differiscono psicologicamente l’uno dall’altro, agli esordi della sua attività, al Burghölzli nel 1900” (Barbara Hannah, Vita e opere di C. G. Jung. 1980; tr. it.: Rusconi, Milano, 1980, p. 185) – ricercatore di significati, ideatore di concetti e termini, revisore autocritico delle proprie stesse idee, acuto osservatore delle differenze non solo teoriche ma inerenti la concezione dell’essere umano e del mondo tra sé e Sigmund Freud!
Alcune di tali differenze impediranno, ad esempio, a Eugen Bleuler di sposare compiutamente la causa freudiana (vedi la recensione del carteggio Freud-Bleuler https://www.psychiatryonline.it/recensioni-librarie/sigmund-freud-eugen-bleuler-lettere-1904-1937-recensione/ – mentre di Jung non si può non valorizzare l’indipendenza concettuale e il coraggio nell’esplicitare i propri tormenti mentali – vedi tutto ciò che è rappresentato ne Il libro rosso. Liber novus (a cura di S. Shamdasani (Tr. it.: Bollati Boringhieri, Torino, 2010) e nella seconda edizione dell’autobiografia junghiana pubblicata nel 2026: C. G. Jung e Aniela Jaffé, Jung's Life and Work: Interviews for Memories, Dreams, Reflections with Aniela Jaffé (a cura di Sonu Shamdasani. Princeton University Press, Princeton, NJ).
Il lavoro di Francesco Marchioro è strutturato in numerosi capitoli che raccolgono migliaia di citazioni. Qui vorrei segnalare solo l’apertura di queste pagine – il primo capitolo, dal titolo Grati a Freud: “Occorre essere grati a Freud che perlomeno ha permesso di orientarsi un poco in questo caos e che ha dato al medico il coraggio, per esempio, di prendere sul serio un caso di isteria, perlomeno in quanto proposta scientifica” (p. 31) [il brano è tratto dal decimo volume delle opere di Jung: Civiltà in transizione: Il periodo tra le due guerre (tomo I, pag. 245)].
Il testo si chiude con due sezioni: le Opere di C. G. Jung e la Cronologia degli scritti di C. G. Jung.
Di Francesco Marchioro si deve ricordare un recente lavoro di grande spessore: Freud genio infedele. Identità di un ebreo tedesco irreligioso (Milano: FrancoAngeli, 2021), introdotto da Silvia Vegetti Finzi – qui la recensione https://www.psychiatryonline.it/psicoterapie/freud-genio-infedele-una-recensione/ e anche la traduzione e curatela di Man and Father (Melbourne: Angus and Robertson, 1957), il ricordo del figlio maggiore di Freud, Martin, introdotto da Marie Bonaparte: Mio padre Sigmund Freud (Arco [TN]: Il Sommolago, 2001).
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata il giorno 28 Giugno 2026 nella rivista
PSYCHIATRY ON LINE – ITALIA
https://www.psychiatryonline.it/recensioni-librarie/carl-gustav-jung-le-parole-per-dirlo/