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Il mondo delle “ATTESE”, delle ASPETTATIVE è molto ampio, e assai variegato.
Proprio come il mondo delle MOTIVAZIONI.
Inoltre, le aspettative non vivono di vita propria.
Si sviluppano in determinati CONTESTI. E la persona che nutre una attesa verso un’altra – soprattutto se l’altra è un proprio “SUPERIORE”, cioè una PERSONA SIGNIFICATIVA – la elabora anche in base al “chi è” l’altro.
Dunque, parlare di aspettative in senso generale può essere fuorviante.
Come in ogni campo della PSICOLOGIA, del mondo interno dell’essere umano, qualunque generalizzazione va presa con molta cautela.
Vedendo la LETTERATURA degli ultimi anni, le ricerche svolte e le considerazioni dei maggiori consulenti d’impresa e di Human Capital, sembra di poter individuare le seguenti ASPETTATIVE CRUCIALI, diffuse nei collaboratori verso il proprio CAPO DIRETTO.
I collaboratori voglio un manager che abbia il coraggio di portare avanti le proprie idee.
Portarle avanti contro le difficoltà e i momenti di crisi, e di difenderle se dall’esterno provengono blocchi e ostacoli.
Quindi una persona che non si sparge di cenere il capo a ogni momento di inciampo, ma non deborda nell’entusiasmo da palcoscenico.
Deve trasmettere una visione ragionevolmente positiva, e la sensazione di “potercela fare”!
Inutile affermare di fare tutto, perfettamente, con poche risorse e con alta qualità!
Slogan sciocchi!
È, invece, molto apprezzato il manager che si occupa di ottenere le risorse adeguate per traguardare il risultato.
Qui il punto è “realmente”!
Che significa: Leadership Autentica.
Aiutarli a crescere, offrendo tempestivi feedback sia positivi, sia negativi, mantenendo l’equilibrio meritocratico, ma dando a tutti la possibilità di emergere.
Equità e merito, insomma.
Sono qualità chiare e decise, anche dure, trasmesse con parole a cui devono seguire azioni finalizzate in linea con gli intenti.
Messaggi validi per tutti, dal capo stesso fino all’ultimo dei collaboratori.
Non gestire il potere per sé ma per il team e per gli scopi da conseguire!
Un buon bilanciamento emotivo, e una saggia gestione dell’autorità-autorevolezza, soprattutto nei momenti di distress, consolida la fiducia dei collaboratori nel capo.
Poche parole e molti fatti.
Fatti coerenti con ciò che si enuncia.
Esempi concreti, cioè di “modo di fare”, di “comportamento organizzativo”
Esempio: inutile dire “Si deve delegare di più” se si è il primo a non delegare…
Qualcuno penserà che si tratta di “cose scontate”.
Ogni “capo”, ogni manager – per non dire di ogni “leader” (figura mitica, nella nostra cultura italiana; al contrario, figura molto umana, dimensionata e realistica in altre culture) – dovrebbe rispettare queste attese dei collaboratori.
Ma è proprio così?
Qualche dubbio è lecito.
Sul finire degli Anni Novanta ho scritto un libro dal titolo “PSICOPATOLOGIA DEL MANAGEMENT”.
Pubblicato nel 2001.
440 pagine dedicate al manager “inadeguato”, per usare un eufemismo.
Oggi si direbbe: manager “tossico”!
A questo libro ne sono seguiti altri, sullo stesso tema.
Il più importante è:
“L’ASSESSMENT DELLE QUALITÀ MANAGERIALI E DELLA LEADERSHIP”
https://www.youtube.com/watch?v=ol65D1dGvko
con un’ottica più ampia:
“IL CAPITALE UMANO NELLE ORGANIZZAZIONI”
https://www.youtube.com/watch?v=VlvOWRAEops
Oggi si parla e si scrive di Toxic Leadership…
Si delineano i profili dei manager malati, delle “malattie del potere”.
Emergono prepotentemente leader aziendali, politici, istituzionali, e Capi di Stato PALESEMENTE INSTABILI.
MENTALMENTE DISAGIATI.
Portatori di PSICOPATOLOGIE.
Dal narcisismo distruttivo alla psicopatia, fino ai profili nettamente CRIMINALI.
È sufficiente pensare a Donald Trump e a Vladimir Putin.
Per non dire dei fenomeni di mobbing e di bossing diffusi nel mondo del lavoro.
E, infatti, il mio nuovo libro è dedicato alle violenze morali nel lavoro: “L’AGGRESSIVITA’ DISTRUTTIVA NEL MONDO DEL LAVORO. IL MOBBING E LE ALTRE FORME DI VIOLENZA ORGANIZZATIVA”
https://www.castiellodantonio.it/libri
Dunque, queste aspettative – ma altre potrebbero essere aggiunte, certamente! – sono lungi dall’essere scontate.
E ogni collaboratore sa, sulla propria pelle, QUANTO CONTI AVERE UN “BUON” CAPO per la propria carriera e per la qualità della vita di lavoro…
Andrea Castiello d’Antonio