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La paura di volare: cosa è e come vincerla

La paura di Volare

La paura di volare è una delle forme di ansia più diffuse nel mondo occidentale.

Tra il 10% ed il 40% delle persone che vivono nei paesi industrializzati ammette di temere l’aereo e la maggior parte di queste persone non si è mai avventurata in un volo, tenendosi a debita distanza, talvolta persino dagli aeroporti. 
Ma anche tra le persone che volano (per lavoro o per diletto) ve ne sono molte che devono combattere contro la “aerofobia”, la fobia del volo. Un viaggiatore abituale su quattro dichiara di provare paura, e almeno il 30% dei viaggiatori ammette di aver provato un picco di ansietà, almeno una volta nella loro vita. Sicuramente prendere l’aereo non è una esperienza “naturale” per l’essere umano e un certo grado di timore o nervosismo va considerato del tutto normale.
Vi sono anche le persone che mascherano la loro paura durante il volo con comportamenti difensivi quali immergersi nella lettura, lavorare, dormire. Altri, e non sono pochi, quando proprio non possono fare a meno di prendere l’aereo si affidano agli psicofarmaci.

Perché questa ansietà socialmente diffusa si concentra proprio nella cabina dell’aereo?

L’aereo rappresenta un “contenitore ideale” di molte paure dell’essere umano di oggi. 
Innanzi tutto la paura della dipendenza, vale a dire il doversi affidare integralmente ad altri, rimanendo in una posizione di passività, addirittura fisicamente “bloccati” dalle cinture di sicurezza e, comunque, impossibilitati a modificare la situazione: una volta in aereo, chiusi i portelloni, non si torna indietro!
Poi vi è la questione del lasciare, del separarsi: spararsi da ciò che è familiare, consueto, quotidiano, dalla “terra”, “prendere il volo” verso altre realtà, andando incontro all’ignoto. Tutto ciò sperimentando una situazione di forzata socialità. Ecco emergere la paura di perdere il controllo, di fare delle scenate a causa dell’angoscia, ma di fronte agli altri: altri che appaiono, all’aerofobo, persone “normali”, cioè tranquille, perfettamente a loro agio durante il volo, e quindi pronte a deridere, svalutare e giudicare negativamente chi dovesse manifestare segnali di timore. A poco valgono le rassicurazioni di carattere logico e razionale del tipo “L’aereo è il mezzo di locomozione più sicuro al mondo”, e giù statistiche a riprova di tale affermazione. Si dice che un comandante, accogliendo i passeggeri in aereo, abbia esclamato: Congratulations ladies and gentlemen. You have just completed the most dangerous part of your journey!: “complimenti signore e signori, avete appena completato il tragitto più pericoloso del vostro viaggio!”, riferendosi al percorso effettuato in auto per giungere all’aeroporto. Ma anche le rassicurazioni dei comandanti, le spiegazioni di piloti ed ingegneri aeronautici su “come fa” un aereo a volare, valgono ben poco a fronte di ansie che traggono la loro linfa da elementi del tutto irrazionali e inconsapevoli.

 

Come si manifesta l'aerofobia

L’aerofobia, cioè l’angoscia di prender l’aereo, può manifestarsi in molti modi diversi. In forma acuta (il classico “attacco di panico”), o in forma graduale e sempre più pervasiva; si può scatenare nel momento in cui si mette piede in aeroporto o si entra nella carlinga dell’aereo, oppure molti mesi o settimane prima (è la cosiddetta “ansia anticipatoria”); può evidenziarsi nella forma di un sottile sentimento di tensione e nervosismo, oppure attraverso implicazioni psicosomatiche anche non lievi. 
Anzi, spesso è proprio il corpo che si ribella e che, magari all’ultimo momento, tenta di bloccare il soggetto, ad esempio per mezzo di una febbre improvvisa, di una forte cefalea. Per non dire degli “incidenti” che capitano proprio alla vigilia della partenza – come cadere e prendere una storta alla caviglia, accusare improvvisamente un dolore lombare per aver fatto uno sforzo eccessivo – che sembrano voler dire “Evita di partire, rimani qui, non volare via!”.
La paura dell’aereo può sorgere all’improvviso nella vita, anche dopo moltissimi e piacevoli voli, e può essere innescata da numerosi fattori: dal “contagio” (aver volato accanto ad un grave fobico in preda al panico), alla suggestione indotta dalle notizie di dirottamenti o incidenti aerei; dall’aver sperimentato turbolenze in volo, all’essere rimasti bloccati in pista per ore a causa di guasti meccanici del velivolo. 
E’ stato anche notato che alcune esperienze di vita rendono le persone più propense a sviluppare tale tipologia di angoscia: la morte di una persona cara, la separazione o il divorzio, forti problemi o stress professionali e, per le donne, l’essere divenute da poco madri.  Tutte situazioni che hanno a che fare, in qualche misura, con il tema della separazione. 
L’aerofobia può diventare così invalidante da non consentire alla persona nemmeno di transitare nei pressi di un aeroporto, di passare davanti ad una agenzia di viaggi in cui sono pubblicizzati i viaggi aerei, di partecipare ad una conversazione in cui si parli anche di aerei e aeroporti… Non a caso molte persone rinunciano del tutto a viaggiare – rinunciando così a possibilità di lavoro, di piacere, di scoperta del mondo – altre si sobbarcano pesantissimi viaggi in auto, in treno o in nave, altri ancora si scelgono una dimensione di vita in cui “il viaggio”, in quanto tale, è tenuto molto lontano. 
Ciò perché chi ha molta paura dell’aereo può anche avere timori più ampi, come paure del movimento, degli spazi aperti o degli spazi chiusi, dell’affollamento: tutte situazioni che, ad esempio, possono impedire l’uso della metropolitana e del treno. In tutti questi casi agisce il potente meccanismo della “paura della paura”: non ci si accosta nemmeno più all’idea di viaggiare e di prendere l’aereo, perché già solo questa fa scattare l’apprensione di provare angoscia. E così il cerchio si chiude.
D’altro canto non è consigliabile forzare troppo la mano su se stessi, imponendosi di partire comunque sia. Talvolta il viaggio diviene un incubo (per sé, ma anche per chi sta accanto), talaltra si manifesta all’improvviso il blocco. La persona non ce la fa a proseguire, a muovere i passi, a fare il check-in: prende e fugge via dall’aeroporto. 
Il modo forse più diffuso per volare “nonostante tutto” sembra essere quello di affidarsi agli psicofarmaci. “Prendo un potente calmante, e via!” diceva con soddisfazione un manager che doveva viaggiare spesso per il mondo. Certo, un forte ansiolitico può persino far dormire per quasi tutto il viaggio (quindi “annullare” il volo…) ma nulla risolve; e, infatti, ad ogni viaggio si ripeterà la necessità di prendere il farmaco. Il problema rimane.

paura di volare

 

 

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Strade per risolvere la paura di volare

Come ogni altra forma di ansia, di fobia (cioè di ansia circoscritta) per vincere l’aerofobia (chiamata anche aviofobia) è fondamentale cercare di comprendere le cause del problema o, comunque, avvicinarsi al sintomo per mezzo di progressivi passaggi di decantazione dell’ansia. Sono molteplici le tipologie di psicoterapia praticabili per aiutare le persone che hanno l'angoscia del volo. Psicoterapie di genere cognitivo-comportamentale, multimodale, comportamentistiche, psicodinamiche, psicoanalitiche. 
Si può optare per impegnarsi in interventi focalizzati sul problema, cioè psicoterapie brevi, e colloqui di counselling, oppure indirizzarsi verso percorsi più ampi di psicoterapia individuale in profondità; le psicoterapie possono essere di sostegno, supporto e consiglio, oppure di indagine, esplorazione e ricostruzione, in setting individuale o di gruppo. 
In commercio vi sono alcuni self-help books (libri di auto-aiuto) che, con un’impostazione di genere concreto, propongono alla persona “cosa fare” per superare la paura di volare. La lettura di libri o articoli sulla aerofobia può aiutare a inquadrare il problema ma, in genere, non conduce ad alcun reale e duraturo cambiamento perché, naturalmente, non porta la persona a rendersi conto psicologicamente della dinamica del suo stato ansioso. Peraltro, spesso, l’ansia di volare è a sua volta una componente di una situazione di apprensione ed angoscia assai più ampia e complessa: situazione che, se non affrontata nella sua interezza, impedisce infine la risoluzione anche della fobia specifica. 
Per combattere la paura di volare alcune persone si dirigono su strade informali e interventi episodici di autocura, alcuni dei quali (come l’assumere alcol per stordirsi prima della partenza o durante il volo) sono del tutto sconsigliabili. Altre opzioni – ad esempio, farsi accompagnare da una persona di fiducia – appaiono assai più praticabili anche se hanno il difetto, come gli psicofarmaci, di dover essere ripetute ad ogni volo, dato che non smuovono le radici del problema. 
In ogni caso è bene evitare di nascondere l’ansia di volare a amici e parenti, vergognandosene; al contrario, sarebbe consigliabile parlarne con più persone possibile, confrontando la propria esperienza con quella di altri e, comunque, superando la vergogna e l’idea di apparire fragili e deboli. 
Sia che la fobia del volo rappresenti un disagio isolato nella vita della persona, sia che si manifesti come una delle altre forme di ansietà di cui si soffre, è bene prendere in carico con decisione tale questione, senza rimandarla ad un “domani” vago e indefinito. 
Infatti, quando l’aerofobia sarà superata, ci si renderà conto non solo della quantità di occasioni che non si sono potute sperimentare e godere, ma anche di come può essere affascinante e rilassante stare in aereo e abbandonarsi al volo!

 

 

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Per approfondire l'argomento consulta il mio articolo dal titolo: Aerofobia: una interpretazione psicoanalitica