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LA GABBIA DI VETRO

Titolo: 

LA GABBIA DI VETRO

Autori: 
Nicholas Carr
Casa editrice: 
Raffaello Cortina, 2015, Pp. 294, Euro 25,00

Questo libro parla dell’automazione, precisamente di ciò che ci rende Prigionieri dell’automazione, come recita il sottotitolo.

Leggendo queste pagine mi sono tornati in mente anni remoti. Quando, nel 1978, iniziai a lavorare come psicologo delle organizzazioni in un’azienda allora del tutto sconosciuta di nome IPACRI – Istituto per l’Automazione delle Casse di Risparmio Italiane, l’automazione e, nello specifico, l’automazione dei servizi bancari (il sistema “bancomat” era ancora di là dal venire) mi era del tutto ignoto. Solo a posteriori ho compreso di aver vissuto un periodo pionieristico dell’introduzione dell’informatica leggera nel mondo dei servizi: l’automazione delle procedure interne al sistema del credito e verso la clientela.

Leggere, oggi, un testo che tratta dell’automazione e dei suoi limiti e pericoli – un testo peraltro scritto da Nicholas Carr, autore dell’intrigante Internet ci rende stupidi? (Raffaello Cortina, 2011) – è stato pertanto particolarmente emozionante per me.

Naturalmente le riflessioni dell’autore vanno ben al di là di osservazioni sui POS, sui circuiti interbancari e su tutto quel mondo che negli anni Settanta e inizio Ottanta stava lentamente emergendo nel nostro Paese.

Le domande centrali che propone l’autore sono, infatti, altre e diverse: è questo il mondo che vogliamo? Quali prezzi stiamo pagando al nuovo “totem”, il software che vede e provvede, che ci guida in ogni momento della nostra vita, personale e professionale? Quali sono gli effetti che la dipendenza da computer innesca sottilmente nelle nostre vite, e fino a che punto ci rendiamo conto che la nostra mente diventa sempre più pigra, e che la ricerca di significati è diventata una sorte di collazione di dati estratti da internet?

L’automazione è dappertutto, ma in talune professioni è più presente ed invasiva che in altre. La professione del pilota di aereo civile è stata molto studiata dal punto di vista dell’interazione uomo-macchina e, come afferma l’autore, “se volete rendervi conto delle conseguenze umane dell’automazione, per prima cosa dovete guardare verso l’alto” (p. 61).

Ci si è resi conto che il volo è perlopiù gestito dal pilota automatico, mentre i piloti in carne ed ossa durante il volo sperimentano la noia dei controlli sui monitor e, al momento in cui dovrebbero intervenire manualmente per effettuare rapidamente operazioni critiche, non ne sono più capaci.

La vita nella cabina di comando può dunque diventare una sorta di trappola, riducendo la consapevolezza situazionale dei piloti i quali – come in molte altre professioni – possono tendere ad affidarsi ciecamente ai sistemi automatizzati e alle informazioni che da essi scaturiscono.

A fronte di disastri aerei causati da tali fattori, diverse voci si sono levate a favore di ciò che è stato definito deskilling degli equipaggi: ciò al fine di recuperare l’abilità di volo manuale dei piloti e la loro capacità di gestire in prima persona le situazioni più diverse. Ma in molte altre professioni le persone tendono a diventare dipendenti dai sistemi automatizzati, sviluppando compiacenza e acriticità verso ciò che è comunicato da tali sistemi, cosa che innesca una falsa sensazione di controllo e di sicurezza.

A tutto ciò si accompagna l’uniformazione delle attività, che risulta evidente (ad esempio) nell’utilizzo che i medici fanno delle cartelle cliniche computerizzate: analizzando le cartelle cliniche ci si rende conto fino a che punto si sia perduto l’impegno verso lo studio e verso la rappresentazione dell’individualità del paziente.

L’interesse di questo libro sia per i manager, sia per coloro che si occupano di formazione e sviluppo delle risorse umane, è dunque notevole.

Comprendere ciò che accade nella mente di una persona collocata in ruoli di responsabilità organizzativa nel momento in cui è sommersa di “dati”, ha a che fare con sistemi automatizzati e deve prendere decisioni rapide, consente di capire fino a che punto il mondo del lavoro attuale ponga richieste impossibili all’essere umano. Da tale punto di vista è criticabile il mitico multitasking, e dovrebbe invece essere recuperata la capacità di concentrarsi in modo appropriato su ogni singolo aspetto della vita professionale che in un dato momento si sta vivendo.

 

Andrea Castiello d’Antonio