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INVECCHIARE CON SAGGEZZA

Titolo: 

INVECCHIARE CON SAGGEZZA

Autori: 
Martha C. Nussbaum, Saul Levmore
Casa editrice: 
Il Mulino, 2019, Pp. 323, Euro 25,00

Questo libro si legge in modo lieve nonostante che tratti di un tema non proprio facile da abbordare. In realtà, l’intero libro è un inno alla vita e, soprattutto alla vita consapevole, bene indirizzata e pensata: la vecchiaia è fin dall’inizio vista come una normale e fisiologica fase di vita ma anche come una fase preziosa in cui esperienze e conoscenza del mondo possono dare ricchezza a se stessi e agli altri.

Naturalmente non per tutti la vecchiaia è delineabile in questo modo e Martha Nussbaum torna più volte sulle disparità che affliggono le società moderne in cui, se è vero che si vive di più e, in genere, molto meglio (almeno nel mondo occidentale), è anche vero che esistono fasce di popolazione disagiate e non protette. Ciò è soprattutto visibile nella società americana in cui chi non ha avuto modo di costituirsi un fattore di salvaguardia per il futuro rimane completamente esposto al rischio di una vecchiaia povera e priva di qualunque genere di assistenza. Da questo punto di vista sono interessanti i confronti che sono proposti tra società che provvedono alla terza e quarta età dei propri cittadini e società del tutto prive di strumenti di supporto; ma anche tra società in cui il pensionamento è obbligatorio una volta raggiunta una determinata età ed altre in cui, volendo, si può continuare ad esercitare la professione o il mestiere fino a quando si vuole.

Alternando discorsi “alti”, che si richiamano al pensiero dei filosofi, ad altre considerazioni assai più concrete, sono presi in esame diversi aspetti del vivere-da-anziani, cominciando con il tema dell’eredità – eredità in senso ampio, vale a dire cosa lasciare ai posteri di se stessi e del proprio cammino terreno. L’amicizia e l’altruismo sono due tematiche che ricorrono spesso in queste pagine, forse anche perché l’essere capaci di rapporti autentici di amicizia e l’essere in grado di donare con tutto se stessi sono atti poco diffusi che, però, possono donare (questi, sì) al donatore una grande ricchezza interiore. Donare cosa? Ma certamente l’esperienza, la saggezza accumulata nel corso degli anni, le tracce di errori e di successi, e tutto ciò che ci si aspettava dalla vita e che la vita, naturalmente, non ha dato oppure ha offerto in modo diverso e, spesso, inaspettato. Ognuno ha il suo modo di diventare anziano ma è anche vero che per coloro che continuano a vivere la vecchiaia è un’esperienza comune e di base. Per questo è importante confrontarsi con gli altri e maturare esperienze in comune, evitando di rinchiudersi nel proprio guscio.

Un aspetto centrale della vecchiaia è naturalmente legato alle modificazioni che subisce il corpo e alle diverse capacità fisiche che si manifestano nel corso del tempo. Si tratta di un argomento che mi sembra riporti bene al tema del controllo e dell’impossibilità di controllare tutto ciò che (ci) accade, dovendo venire a patti con tante e diverse situazioni, in primis con lo scorrere del tempo.

Il capitolo più affascinante è forse quello dedicato al vivere il passato con lo sguardo verso il futuro, un capitolo in cui si parla di emozioni e di emozioni retrospettive, proponendo anche un’analisi sul significato che le moderne società attribuiscono al passato. Un significato che sembra derivare dall’influsso culturale della psicoanalisi, ma pure da tradizioni religiose e dalla tradizione del grande romanzo mitteleuropeo. Con gli occhi verso il passato si associa la capacità di introspezione che “è parte integrante dell’essere una persona completa” (p. 191). L’introspezione getta un ponte tra passato e presente e aiuta sicuramente a predisporsi nel vivere al meglio il futuro.

Questa di Martha C. Nussbaum (di cui, nelle edizioni de Il Mulino, sono stati tradotti numerosi saggi) e di Saul Levmore è dunque una riflessione sulla vita da anziani in senso ampio che può essere di notevole interesse per tutti coloro che si avviano verso questa dimensione o che vi sono già.

 

Andrea Castiello d’Antonio