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HUMAN FACTORS IN AIR TRANSPORT

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Titolo: 

HUMAN FACTORS IN AIR TRANSPORT

Autori: 
Erik Seedhouse, Anthony Brickhouse, Kimberly Szathmary, E. David Williams
Casa editrice: 
Springer, 2020, pp. X+203, Euro 73,00 (Hardcover)

La gestione delle situazioni di volo e il coordinamento degli equipaggi e delle comunicazioni terra-aria continuano, oggi, a costituire un campo di interesse sia per gli studiosi e i ricercatori, sia per i professionisti dell’area della Aviation Psychology. Naturalmente, ogni sforzo dovrebbe essere indirizzato a fare in modo di rendere il volo – di qualunque tipologia si tratti – il più sicuro possibile: è quindi da segnalare un testo come questo che, unendo aspetti di ricerca ed applicativi, tenta di dare un contributo a un’area che è costantemente sotto pressione, essendo anche percorsa dalle grandi innovazioni della AI, l’intelligenza artificiale.

Il libro è suddiviso in dieci sezioni che sono aperte da una utilissima introduzione sul fattore umano; anzi, sui fattori umani, al plurale, come giustamente in questo caso si precisa. Le tematiche che sono prese in esame spaziano su ampi terreni e spesso oltrepassano la peculiare applicazione di conoscenze psicologiche, proprio come nel caso del primo capitolo che è dedicato alla fatica e a sotto-temi specifici come le conseguenze della deprivazione del sonno. Segue la trattazione degli stati di salute generali (Health & Fitness), per concludere questa area del testo con il capitolo sul sistema della visione umana, altro settore di rilevanza cruciale in cui si affrontano le illusioni percettive, le misperceptions, fino a concludere che “tristemente, in molti casi, possiamo solo imparare qualcosa circa le limitazioni del nostro sistema percettivo-visivo dagli incidenti” (p. 86).

Tra i problemi e le difficoltà che può incontrare il pilota vi è l’improvvisa mancanza di ossigeno ma anche la complessità della gestione dell’interfaccia uomo-macchina, segnatamente le questioni relative alla gestione e alla elaborazione delle informazioni. Da qui al tema della comunicazione il passo è breve, e la comunicazione (anche se è assai limitativo definire quest’area con un termine ormai così abusato) da sempre rappresenta un ambito delicato nei ruoli del personale di volo (e di terra).

Altri capitoli trattano del training e del CBT – Competency-Based Training, della condizione del pilota nei moderni cockpit ultra-tecnologizzati, e del supporto della realtà virtuale nell’addestramento. Ma, riprendendo ciò che ho segnalato nel mio articolo “Come sono valutati i piloti dell’aviazione civile?” (Psicologia Contemporanea, 251, 14-21, 2015), alla base vi è sempre la necessità di scegliere le persone adatte, valutarle nel corso della carriera, e mantenerle nella situazione migliore per rispondere alle richieste del ruolo professionale.

In ultimo si può aggiungere che si tratta di un libro piacevole da leggere perché molto chiaro nella sua articolazione (che ora descriverò) e anche perché ricco di immagini in bianco e nero e a colori: immagini che si presentano sotto forma sia di schemi e disegni, sia di fotografie prese dalla vita reale, come ad esempio alle pagine 150-151 ove sono mostrati diversi tipi di cockpit.

Circa l’articolazione del testo, ogni capitolo è aperto con una sezione in cui si indicano gli obiettivi di apprendimento e a cui segue l’introduzione al tema. Si passa quindi a trattare gli specifici contenuti – che in molti casi richiedono una conoscenza e una competenza di buon livello per essere compresi – per finire con il Summary, un elenco di parole-chiave e le Review Questions, cioè le domande di verifica. Inoltre, al termine di ciascun capitolo vi sono le indicazioni bibliografiche differenziate, a loro volta, in differenti aree e con uno spazio dedicato anche ai riferimenti da poter individuare nel web.

In sostanza, il carattere intelligentemente didattico di questo bel libro non può passare sotto silenzio. E’ un testo – peraltro scritto da quattro autori di grande esperienza – che vuole comunicare con chiarezza e che vuole sviluppare nel lettore non solo apprendimenti ma anche curiosità di approfondimento. E le strade per approfondire non mancano di certo!

Si può aggiungere che, in base ai regolamenti europei 1042/2018 e 373/2017, la psicologia dell’aviazione (sostanzialmente da sempre esistita anche se, all’inizio, sotto altre denominazioni) sta avendo una certa notorietà anche in Italia. Tra i pregi e tra i difetti che, inevitabilmente, accompagnano la notorietà, non poteva mancare l’emergere di soggetti che si sono subito affrettati a commercializzare “corsi di formazione” per aspiranti psicologi dell’aviazione, e burocrati che hanno infarcito il campo di inutili disquisizioni legislative con il maldestro intento di dare visibilità a quella che viene definita come una “nuova professione”. Si può solo sperare che i potenziali destinatari di questi messaggi siano sufficientemente consapevoli e in grado di individuare le iniziative e le proposte serie.

 

Andrea Castiello d’Antonio