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DEVIANT AND CRIMINAL BEHAVIOR IN THE WORKPLACE

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Titolo: 

DEVIANT AND CRIMINAL BEHAVIOR IN THE WORKPLACE

Autori: 
Steven M. Elias
Casa editrice: 
New York University Press, 2013, Pp. XI + 259 $ 30.00

"Deviant and criminal behavior in the workplace", il lavoro curato da Elias, responsabile del Dipartimento di Management presso la New Mexico State University, rappresenta uno dei rari tentativi di illustrare e soprattutto comprendere le dinamiche devianti e addirittura criminali che si sono ormai diffuse nel nostro mondo del lavoro.

A cominciare dagli esempi eclatanti, come quello di Enron e, in Italia, di Parmalat, ai micro-comportamenti quotidiani di coloro che arrecano danno ai beni ed alle strutture dell’organizzazione in cui lavorano, il panorama è davvero molto articolato. Certamente non si tratta di un argomento del tutto nuovo, ma nuovi e recenti sono i tentativi di poterlo comprendere in profondità, andando oltre la notizia giornalistica o il resoconto dei fatti accaduti. In tal senso il curatore sottolinea la necessità di altre e diverse ricerche, proprio al fine di creare una conoscenza ampia e diffusa su fenomeni il cui costo umano e economico è sicuramente molto alto.

"Deviant and criminal behavior in the workplace" è suddiviso in cinque sezioni e in dieci capitoli nei quali il curatore e venti contributori discutono numerosi aspetti del fenomeno, puntando l’attenzione sull’interazione tra fattori organizzativi, sociali, personali e di stili di leadership e culture organizzative.

Uno dei capitoli più interessanti è proprio il primo: qui è delineato il contributo della sociologia del lavoro e della criminologia alla comprensione delle condotte lavorative devianti (non dimentichiamo che il libro compare nella collana Psychology and Crime, diretta da Brian Bornstein e Monica Miller). Emerge subito come fattore centrale l’ingiustizia – almeno “l’ingiustizia percepita” – e l’abuso di potere come formidabili antecedenti dei comportamenti criminali sul lavoro. Si tratta di una tematica che sarà ripresa più volte nel corso delle pagine del libro, affrontata dai differenti autori attraverso ottiche diverse.

Una delle domande centrali che spesso ci si pone di fronte all’emergere di comportamenti devianti nel lavoro è relativa a quali sono le caratteristiche di personalità che possono essere considerate come associate a tali comportamenti. La seconda sezione del testo risponde a questo interrogativo, in specie analizzando i vissuti emotivi che possono essere associati alle condotte devianti – vissuti a livello personale, interpersonale, di gruppo, e relativi all’intera organizzazione -.

Sono poi studiate alcune caratteristiche di personalità (il modello di riferimento è il Five Factor) sia in relazione agli offender, sia in relazione alle vittime e ai cosiddetti “spettatori”. Emerge anche, tra gli antecedenti, il fattore dello stress organizzativo e, su tale questione, a più riprese, sono forniti alcuni suggerimenti circa il “come” poter gestire tale fenomeno prima che si radichi definitivamente nel tessuto organizzativo.

La terza sezione è centrata sullo studio della dinamica organizzativa in relazione a fenomeni di genere “micro” come sono le piccole frodi e i furti di materiale o di dati. E’ qui evidenziata l’importanza di una buona gestione delle risorse umane da parte degli enti ad essa deputati, sottolineando l’utilità di svolgere interventi di selezione e di formazione atti a prevenire i comportamenti devianti.

Gli aspetti etici – di etica del lavoro e etica degli affari - sono poi sempre presenti nelle pagine di questo volume, così come talvolta sono sottolineate alcune questioni legate al diritto del lavoro e alla sfera legale.

Nella quarta sezione si affronta il tema della giustizia (o ingiustizia) percepita nel luogo di lavoro e dei fenomeni di abuso di potere. L’abuso di potere è visto soprattutto in rapporto alla discriminazione e alle azioni dell’abusante che sono dirette a trarre vantaggio dalla difficoltà o fragilità della vittima, dalla sua posizione di minor potere, e così via. Emerge, pertanto il problema della violenza morale e fisica a sfondo sessuale, e di ogni pratica che generalmente può essere fatta risalire al “bullismo organizzativo” (meno spazio è invece dato al classico tema del mobbing).

Infine, l’ultima sezione del volume – seguendo una sorta di escalation – tratta della violenza nel luogo di lavoro, puntando l’attenzione sulle pratiche che possono elicitare o prevenire la violenza organizzativa. 

E’ difficile passare sotto silenzio l’uscita di un libro come "Deviant and criminal behavior in the workplace" perché si tratta di un lavoro che mette al centro una delle questioni più attuali e scottanti della vita organizzativa dei nostri giorni.

Quanto più le condizioni di vita sociale ed economica si fanno difficili, tanto più spesso siamo e saremo in presenza di fenomeni come quelli descritti in queste pagine: situazioni altamente patologiche, la cui “cura” è sempre difficile e mai dagli esiti sicuri, costosa in termini di impegno, tempo e attività da mettere in campo. All’opposto – come i professionisti più avveduti e eticamente corretti continuano da anni a sottolineare – è la prevenzione che può dare i migliori frutti, comportando inoltre “costi” (di ogni genere) assai contenuti.

 

Andrea Castiello d’Antonio