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Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie
Eugen Bleuler (Zollikon [Zurigo]: 30 aprile 1857 – 15 luglio 1939) laureatosi in medicina nel 1883, dal 1887 al 1927 tenne la cattedra di psichiatria a Zurigo, dove fu direttore dell'ospedale psichiatrico Burghölzli. Noto per aver ideato il termine di schizofrenia (che sostituiva il kraepeliniano dementia praecox) e il concetto di scissione (Spaltung) che ne è alla base, la sua presenza fu significativa anche in ambito psicoanalitico, pur se in modo parecchio sofferto e contrastato. Infatti, dopo aver recensito nel 1896 gli Studien über Hysterie di Freud, Bleuler promosse la psicoanalisi a Zurigo insieme a persone di primissimo piano come Ludwig Binswanger – v. il paragrafo dal titolo Soci svizzeri che Peter-André Alt dedica all’argomento nel suo Sigmund Freud. Il medico dell’inconscio. Una biografia (2016; tr. it.: Hoepli, Milano, 2022).
Bleuler, che coniò anche l'espressione psicologia del profondo (Tiefenpsychologie), fu il primo direttore, insieme a Freud, dello Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschung, ma i suoi rapporti con il padre della psicoanalisi non furono affatto semplici né lineari – come si può vedere molto bene scorrendo le lettere che Bleuler e Freud si scambiarono – finendo con il rinunciare a prender parte alla IPV - Internationale Psychoanalytische Vereinigung (vedi l'articolo di Bleuler Kritik der Freudschen Theorie (1913).
Il suo nome è legato all’imponente trattato, il Lehrbuch der Psychiatrie (1916) (tradotto in italiano nel 1967 e uscito come quindicesimo volume della prestigiosa Biblioteca di Psichiatria e di Psicologia Clinica diretta da Gaetano Benedetti e Pier Francesco Galli (editore Feltrinelli), e tradotto una seconda volta nel 2014 con l’editore La Scuola di Brescia (la tradizione del 1967 è sulla decima edizione, mentre quella successiva fa riferimento alla quindicesima edizione originale).
Pubblicato nel 1911, Dementia praecox o il gruppo delle schizofrenie (Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenien) rappresenta una pietra miliare nella storia della psichiatria e della psicopatologia; è in queste pagine che viene rielaborato il concetto di schizofrenia di Emil Kraepelin (dal greco schizein - dividere e phren - mente), basandosi su un’ampia esperienza clinica e sul contributo di vertici differenti di osservazione e diagnosi, valorizzando le dinamiche psicologiche e il mondo interno del paziente – una caratteristica per la quale quest’opera è considerata un coraggioso tentativo di integrazione tra osservazione clinica psichiatrica e interpretazione psicodinamica.
È così definita una famiglia di sintomi e indicatori: “la concezione della malattia è data dalla distinzione tra sintomi primari e secondari. Noi supponiamo un processo che produce direttamente i sintomi primari. I sintomi secondari sono in parte funzioni psichiche in alterate condizioni, in parte conseguenze di tentativi più o meno fortunati di adattarsi ai sintomi primari” (p. 585).
In questo quadro emerge, tra gli altri, l’autismo, quella sorta di ripiegamento su sé stesso che allontana il soggetto dal mondo, nel quadro di un’idea assai più articolata, complessa e comprensiva delle dimensioni schizofreniche: “la psicopatologia della schizofrenia è delle più attraenti, perché consente di considerare da più punti di vista i meccanismi della psiche sana e malata” (p. 457).
Ma questa recensione non vuole fermarsi a questo testo dato che nella stessa collana editoriale – traduzione e annotazioni di Antonello Sciacchitano – è stato pubblicato sempre di Eugen Bleuler Il pensiero autisticamente indisciplinato in medicina e il suo superamento (Polimnia Digital Editions, 2024; edizione originale Das autistisch-undisziplinierte Denken in der Medizin und seine Überwindung, 1927). Si tratta di una serrata critica alla medicina e al pensiero medico introdotta da un ricordo dell’autore: “La necessità di scrivere questo saggio risale ai tempi dell’Università, quando a lezione o in clinica mi infastidivano certe prescrizioni mediche apparentemente inutili, per non dire dannose, comunque insufficientemente giustificate” (p. 13). Secondo Bleuler la medicina soffre ancora del peso di concezioni avvicinabili alla magia, alla superstizione, al pensiero chiuso in sé stesso che “ignora attivamente realtà e probabilità” (p. 263) rasentando il pensiero autistico che si pone sullo stesso piano dell’astrologia nei confronti dell’astronomia: dunque una sorta di medicina astrologica!
Sulla base di numerosi esempi, della critica all’uso di terapie non validate, della constatazione che in troppi casi non si sa realmente quale terapia applicare (e si va a tentoni) e non si può capire se, eventualmente, la malattia possa risolversi da sé (come accade), Bleuler richiama esemplificativamente “l’ultima epidemia influenzale, contro la quale si sono consigliati tutti i possibili rimedi inutili e dannosi” (p. 264) – e come non pensare alla pandemia Covid-19?
Come terzo volume della collana Classici della psichiatria si deve segnalare un’altra traduzione di un saggio di Eugen Bleuler del 1906, Affektivität, Suggestibilität, Paranoia, tradotto da Antonello Sciacchitano e Davide Radice (Affettività, suggestionabilità, paranoia. Polimnia Digital Editions, 2024). Un testo non facile, in cui Bleuler si pone diverse domande – ad esempio, quale sia la differenza tra delirio paranoico e la normalità di certe credenze individuali e collettive, dalle religioni alle fedi politiche, fino alle superstizioni – offrendo una visione articolata e approfondita che fa da premessa allo sviluppo della sua grande opera Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenien. Ecco un passaggio della Postfazione a firma di Antonello Sciacchitano: “Sarebbe un paradosso, se non fosse un enigma. Due terzi del libro che abbiamo tradotto sono spesi a spiegare cosa sia l’affettività e la suggestionabilità, ma non bastano ad interpretare la paranoia, intesa alla Kraepelin come delirio cronico a lenta e progressiva evoluzione senza particolari disturbi affettivi. Il risultato dell’analisi di Bleuler, esemplificato in diversi casi clinici, è che non esiste l’affetto patologico specifico della paranoia, la quale non è una psicosi affettiva come la mania o la melanconia” (p. 193).
Aggiungo che di recente è stato tradotto in italiano il carteggio Sigmund Freud – Eugen Bleuler – a cura di Mario Bottone, Riccardo Galiani e Francesco Napolitano: Lettere. Edizione integrale, 1904-1937. Alpes Italia, Roma, 2024 – che ho recensito per la rivista Psychiatry on Line – Italia https://www.psychiatryonline.it/recensioni-librarie/sigmund-freud-eugen-bleuler-lettere-1904-1937-recensione/
Dunque, l’invito che rivolgo al lettore è quello, se vogliamo usare uno slogan, di … tornare a Bleuler. Tornare – o confrontarsi per la prima volta – almeno con alcune delle sue più intense pagine, con l’elaborazione di principali concetti che sono articolati in questi tre importanti volumi che il lavoro di Antonello Sciacchitano rende oggi disponibili in Italia.
Andrea Castiello d’Antonio
Questa recensione è stata pubblicata nella rivista online
Qi: Questioni e Idee in Psicologia
numero 121, giugno 2026