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Digital Detox

Digital Detox

Vivere bene le vacanze, le ferie, non è cosa da tutti. Anzi: è spesso una vera e propria impresa. Non solo vi è la sindrome da Sabato del Villaggio – grande attesa, e poi il tempo passa (è già passato!) in un lampo – non solo si tende a idealizzare la mitica vacanza estiva, caricandola di aspettative irrealistiche, ma si giunge ai primi giorni di stop dal lavoro con un carico così forte di pressione e tensione da aver necessità di una “camera di decompressione”… Come se non bastassero tutti questi fattori, uniti alla fisiologica stanchezza psicofisica, ecco che si scopre di non aver poi così tanta facilità nello staccarsi dalle connessioni virtuali, il digital detox: Whatsapp, Facebook, Instagram, LinkedIn, per non dire dei social settoriali, dei siti a cui si è collegati o abbonati, delle newsletter, degli alert, delle email, e così via.

Digital Detox

Gli “strumenti” del mestiere sono tutti lì, a portata di mano: smartphone, notebook, pc portatili di tutte le tipologie…

Sono state effettuate nel tempo numerose rilevazioni circa ogni quanti minuti una persona abituata all’utilizzo dei device digitali apre e/o consulta un sito, le email, le chat: insomma, ogni quanto tempo indirizza il proprio sguardo verso uno schermo. Alcuni dati sono disarmanti (centinaia di volte al giorno…), altri indicano una media di una volta ogni 10-15 minuti, molti aprono lo schermo come prima azione al risveglio mattutino. In ogni caso sembra vi sia il timore di non essere informati, non essere “dentro” ciò che accade, non essere “nella” comunità, always-on… 

Come mi diceva un grande esperto e appassionato di media già molti anni fa, la differenza è tra chi è connesso e chi non lo è… Disconnettersi – o più semplicemente non compulsare ossessivamente i device – assume il significato di non controllare, ma anche di “fidarsi” che le cose (in linea generale) stiano andando nel modo “giusto”.

Recentemente, alcuni ricercatori dell’Università di Oxford hanno precisato che il tempo-limite di consultazione / per sessione, riguardo gli smartphone dovrebbe essere al massimo di 2 ore. Più tempo è concesso per seguire video, film e TV. E circa il lavoro al pc sappiamo tutti che sono in essere precise indicazioni circa le pause da dover effettuare per evitare problemi… Pause che, sul lavoro, in realtà ben pochi rispettano, vuoi perché del tutto assorbiti dall’interesse in ciò che stanno facendo, vuoi perché non possono permetterselo per il carico di lavoro che devono assolvere.

phubbingIl tempo che assorbono le email a cui rispondere è incredibile (ma prima dell’era digitale, quante persone passavano ore al giorno per… scrivere lettere?!?). E’ normale, ormai, parlare con persone che ricevono centinaia di email al giorno. Spesso queste persone sono Phubbers. Cosa è il Phubbing? Combinando phone con il verbo snubbing (snobbare) si ottiene il Phubbing, il fenomeno per cui una persona impegnata in una interazione sociale con un interlocutore – il malcapitato Phubbee – ignora quest’ultimo per consultare il proprio device.

Digital AddictionLa Digital Addiction è diventata una realtà, ma per alcuni l’essere connessi è ormai una necessità o un obbligo - e diventa difficile distinguere la dipendenza dal dovere - mentre per molti altri compulsare i device è “semplicemente” gioco o distrazione: queste sono le situazioni maggiormente a rischio! Agganciarsi a simili comportamenti non solo significa mangiare il proprio tempo di vita, ma anche, sostanzialmente, vivere di niente, di un susseguirsi di input variegati che non lasciano assolutamente nulla. L’autocontrollo, basato sulla consapevolezza del proprio stile di vita, diviene dunque fondamentale per evitare di cadere nella spirale dell’essere costantemente stimolati dagli input virtuali.

Alla ripresa del lavoro sarebbe saggio riservare almeno mezza giornata a settimana senza vedere pc, tablet e cellulari.

Andrea Castiello d’Antonio