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Career developement

Titolo: 

Career developement

 

Autori: 
Kimberly McDonald, Linda Hite
Casa editrice: 
Routledge, Taylor & Francis Group, 2016, Pp. 200, £ 34.99 (Paperback), £ 85.00 (Hardback)

Non è facile affrontare l’argomento dello sviluppo di carriera in modo moderno e, contemporaneamente, completo – quindi con aggiornamenti e richiami alla realtà attuale, come hanno fatto le due autrici di questo libro. Kimberly McDonald, Linda Hite sono entrambe professoresse di Organizational Leadership and Supervision presso la Indiana-Purdue University Fort Wayne (USA) ed entrambe si occupano da tempo, pur se con accenti diversi, alla tematica del career development (un altro importante argomento che le unisce è l’attenzione al tema della Diversity Education).

In questo libro si cerca di offrire al lettore un quadro completo della consulenza di carriera per mezzo di otto densi capitoli, ognuno dei quali è chiuso dalla Bibliografia. Questa struttura consente una consultazione rapida – facilitata anche dall’Indice Analitico – la focalizzazione sui temi di maggiore interesse e sulle fonti bibliografiche inerenti. Il primo capitolo si apre con un interrogativo (apparentemente) semplice: cosa significa avere una carriera? Infatti, è proprio il concetto di carriera che deve essere inizialmente posto sotto la luce dello studioso o del consulente che si vogliono occupare di “sviluppare” le carriere dei loro clienti. Dai tempi del Vocational Guidance ad oggi il significato che si dà al concetto di carriera è mutato più volte, ha effettuato capriole e inversioni di rotta, e infine si è dissolto in almeno quattro tipologie diverse (accuratamente esposte nel capitolo secondo dedicato, appunto, alle teorie e ai significati della carriera). Un altro aspetto importante (che troviamo ben esposto nel capitolo successivo) è quello che va sotto il nome di psicologia delle carriere. Si tratta di un tema specialistico che in Italia è poco studiato e ancor meno praticato, probabilmente perché inghiottito da altri ambiti di intervento e di ricerca. Ma come sottolineano più volte le due autrici, è proprio questo un argomento scottante: il Career Development sembra essere stato inglobato da altri argomenti e da tipologie di intervento più note e diffuse, ed è comunque scomparso nel vasto orizzonte della gestione e sviluppo delle risorse umane, perdendo così la sua specificità. Uno degli scopi di questo lavoro è proprio riassegnare allo sviluppo delle carriere il posto che dovrebbe caratterizzarlo. La tematica è affrontata in modo da comprendere altri aspetti limitrofi come il Diversity Management e il Worklife Balance, con una attenzione sempre molto forte sia all’etica professionale, sia alle competenze che dovrebbe possedere il counselor.

Sono ben rappresentate le due prospettive di fondo che da sempre segnano il Career Development, cioè quella basata sull’individuo e sullo sviluppo della sua specifica strada di carriera, e l’altra orientata maggiormente al benefit legato alla produttività ed ai risultati di business. In tale contesto sono segnalati i diversi aspetti che possono integrare e unificare le due prospettive, considerando anche le dinamiche evolutive della “forza lavoro” nei termini della globalità, dell’internazionalizzazione e delle “differenze”, intese in senso ampio. Il lavoro e la carriera risultano così essere due concetti intimamente legati, a loro volta costituenti una delle basi più importanti del senso di identità della persona adulta e del significato che è assegnato agli scopi di vita. Ancora una volta due visioni tendono a contrapporsi: la carriera vista come qualcosa che deve produrre concreti indicatori di successo (come la retribuzione, il grado gerarchico), e la carriera considerata nella visione soggettiva come un elemento che deve dare senso alla propria vita di lavoro (e, aggiungerei, alla propria vita in senso globale).

Riprendendo la scansione che le due autrici hanno impresso al testo, dopo la overview iniziale e i richiami storici alle diverse fasi evolutive del career counseling nella tipologia dello sviluppo, sono declinati quattro concetti di base della carriera, legati al successo, alle competenze, alla identità ed alla transizione, sviluppando in parallelo il tema del contratto psicologico e delle motivazioni al lavoro – al proposito, vedi R. Kanfer, G. Chen, R. D. Pritchard (Editors), Work Motivation: Past, Present and Future (Routledge, Taylor & Francis Group, New York, 2008). La dimensione strategica del Career Development è bene illustrata nel contesto in cui si affronta il “sistema” dello sviluppo delle carriere, legato alle politiche di gestione del personale.

Gli interventi di sviluppo di carriera nelle loro dimensioni professionali ampie – dal mentoring al coaching, passando attraverso la formazione – sono declinati nel terzo capitolo e sono qui illustrati come parti significative del sistema gestionale e come attività che possono concretamente dare spazio e ossigeno sia all’individuo, sia all’organizzazione. Sono poi affrontati gli aspetti scientifici legati alle teorie psicologiche delle carriere inserite nei contesti culturali organizzativi specifici e, pertanto, in un’ottica sistemica. L’ultima sezione del testo – i capitoli dal sesto all’ottavo – propongono al lettore gli argomenti scottanti della diversità, del bilanciamento tra vita personale e vita di lavoro, e delle questioni etiche e professionali che – sotto forma di dilemmi operativi – possono insorgere nel contesto della relazione tra consulente, cliente e committente. Sul tema più ampio delle relazioni attuali tra persone ed organizzazioni si segnala il testo a cura di L. M. Shore, J. A.-M. Coyle-Shapiro e L. E. Tetrik, The Employee-Organization Relationship: Applications for the 21st Century (Routledge, Taylor & Francis Group, New York, 2008).

Pubblicato su HR ONLINE, numero 10, 2016

http://www.aidp.it/hronline/2016/5/10/career-development.php